Archivi tag: poesia

…Che tu sei qui

O me, o vita! domande come queste mi perseguitano:
degli infinti cortei d’infedeli, di città gremite di stolti,
di me stesso sempre a biasimare me stesso, (perché chi più stolto di me, chi di me più infedele?)
di occhi che invano anelano la luce, del significato delle cose, della lotta che sempre si rinnova,
degli infelici risultati di tutto, delle sordide folle ansimanti che vedo attorno a me,
degli anni inutili e vacui degli altri, e di me intrecciato con gli altri,
la domanda, ahimè! così triste, ricorrente – Cosa vi è di buono in tutto questo, o me, o vita?

Risposta:  
Che tu sei qui – che la vita esiste, e l’identità.

Che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un verso.

Walt Whitman, “O Me! O Vita!”

(E poi, se avete tempo e non l’avete ancora fatto, ascoltatevi il suo discorso finale da Presidente).

Annunci

Immagina tre re

Immagina, col fiammifero acceso, quella sera, la grotta,
e per sentire freddo ricorri alle fessure del piancito,
bastano le stoviglie per provare la fame,
quanto al deserto, è ovunque, in ogni dove.

Immagina, col fiammifero acceso, la grotta
a mezzanotte, il falò, silhouette di oggetti
e di animali, e, il viso nelle pieghe di un telo stazzonato,
anche Maria, Giuseppe e il Bimbo infagottato.

Immagina tre re, le carovane prossime alla grotta,
anzi tre raggi diretti su una stella,
cigolìo di carriaggi, sonagli tintinnanti
(quel bimbo non si è ancora guadagnato

rintocchi di campane nel turchino addensato).
Immagina che per la prima volta, di là dal buio
di uno spazio infinito, Dio ravvisi se stesso nel Figlio
fatto Uomo: un senzatetto in un altro negletto.

Iosif Brodskij, La grotta (trad.  Anna Raffetto)

via Graphomania

Epifania

Oggi più che mai

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri, non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri, coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, e di’: magari fossi una candela in mezzo al buio.

Pensa agli altri, Mahmoud Darwish

Aspettando l’elezzione

Un giorno tutti quanti l’animali
Sottomessi ar lavoro
Decisero d’elegge’ un Presidente
Che je guardasse l’interessi loro.

C’era la Societa de li Majali,
La Societa der Toro,
Er Circolo der Basto e de la Soma,
La Lega indipendente

Fra li Somari residenti a Roma,
C’era la Fratellanza
De li Gatti soriani, de li Cani,
De li Cavalli senza vetturini,
La Lega fra le Vacche, Bovi e affini…
Tutti pijorno parte a l’adunanza.

Un Somarello, che pe’ l’ambizzione
De fasse elegge’ s’era messo addosso
La pelle d’un leone,
Disse: – Bestie elettore, io so’ commosso:
La civirtà, la libbertà, er progresso…
Ecco er vero programma che ciò io,
Ch’è l’istesso der popolo! Per cui
Voterete compatti er nome mio… –

Defatti venne eletto propio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
E allora solo er popolo bestione
S’accorse de lo sbajo
D’ave’ pijato un ciuccio p’un leone!

– Miffarolo!… Imbrojone!… Buvattaro!…
– Ho pijato possesso,
– Disse allora er Somaro – e nu’ la pianto
Nemmanco si morite d’accidente;
Silenzio! e rispettate er Presidente!

 

Trilussa, L’ Elezzione der presidente (1930)

 

L’illustrazione arriva da qui

Tre fiammiferi

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

Jacques Prevert

robert-doisneau-concierges-rue-du-dragon[1]

Doisneau Paris

Doisneau Rivoli Paris

Paris at night

Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier
La seconde pour voir tes yeux
La dernière pour voir ta bouche
Et l’obscurité tout entière pour me rappeler tout cela
En te serrant dans mes bras.

Jacques Prevert

Con te se ne parte la primavera

De Andre_ Ivo Milazzo

Avevo dodici anni quando la nostra illuminata insegnante d’italiano, mise sulla cattedra il suo vecchio registratore e ci fece ascoltare La guerra di Piero.

Rimasi rapito. Chiesi in prestito la cassetta e la riascoltai a casa, con le cuffie del walkman, fino a consumarla.

Non ricordo bene, ma credo fosse una raccolta fatta da lei con brani tratti da vari album: La canzone di Marinella, Il giudice, Il testamento di Tito, Il suonatore Jones… 

Era solo l’inizio di un lungo amore che è continuato fino a quindici anni fa, esattamente in questo giorno, quando Fabrizio De André ci ha ha salutato l’ultima volta.

A volte, mi chiedo come sarebbe stata povera la mia vita senza le emozioni che Faber mi ha dato e che continua a darmi.

Ne ho avuto la certezza  quando è nato cucciolo.

Sapete i primi giorni, quando ti metti in cerca di una ninna nanna con cui accompagnare il piccolo fra le braccia di Morfeo? Beh per me, stonato come una campana e con nessuna memoria per le parole delle canzoni, un bel problema.

Finché una sera, disperato,  con il frugoletto che mugolava fra le mie braccia…

La chiamavano bocca di rosa metteva l’amore metteva l’amore

è sgorgata da sola, dal fondo dell’anima, verso dopo verso.

E da lì, per parecchi mesi, è diventa la colonna sonora dei sogni di cucciolo.

Lo so: i contenuti non sono proprio adatti alle orecchie di un neonato, ma che vi devo dire? Funzionava.

Forse perché la passione animava persino la mia voce stonata e gracchiante.

Forse perché nemmeno la mia voce stonata e gracchiante riesce a cancellare l’incanto di Faber.

Per il resto anche quest’anno

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà? Bello, brutto o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

Gianni Rodari, L’anno nuovo