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Modric e Mbappé: il mondo che va avanti

Ed eccoli i giocatori simbolo del mondiale: appena premiati come miglior giocatore e miglior giovane, Luka Modric e Kylian Mbappé.

Modric, vice-campione del mondo con la Croazia, viene da una storia di dolore e sofferenza, bambino profugo durante la guerra della ex-Jugoslavia che insanguinò i Balcani.

Mbappé, stella in ascesa della Francia mondiale, figlio d’immigrati come molti suoi compagni, devolve i guadagni della Nazionale in beneficenza, perché considera un privilegio giocare con la maglia del suo Paese.

Sono le facce pulite e belle dello sport che non cancella le contraddizioni del mondo ma le sublima in storie da tramandare. Ed è un mondo che malgrado duci e ducetti, costruttori di muri e affondatori di barche, razzisti e xenofobi, va avanti.

Chi oggi tifava per loro in nome di queste follie, avrebbe perso comunque fosse andata in campo.

 

 

Questo post è nato come commento estemporaneo sul mio profilo facebook, subito dopo la finale dei Mondiali di calcio del 15 luglio.  In molti – amici o perfetti sconosciuti – l’hanno ripreso e condiviso nelle ore successive (grazie a tutti!).

Così lo riporto anche qui, domicilio intellettuale del sottoscritto ormai polveroso e in disuso, ma che resta la casa dignitosa delle cose che penso e  in cui mi sforzo di credere.

A nostra immagine e somiglianza

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La forza delle storie è che ci proiettano, con la loro “energia narrativa”, laddove a volte  fatichiamo ad arrivare con lo sguardo razionale.

Ieri, per esempio, c’è voluto il racconto di uno sciamano bianco su un isola sperduta, tra folle di disperati, per ricordare a un intero paese quanto il nostro modo di vedere gli altri sia filtrato, e a volte distorto, dalla prospettiva parziale che assumiamo.

Anche lasciando da parte le (enormi) implicazioni politiche e sociali di una definizione come “globalizzazione dell’indifferenza”,  essa è ancor prima che una valutazione morale, una perfetta analisi “semiotica” di come funziona il nostro modo di percepire la realtà, nel bene e nel male.

Siamo talmente immersi in un punto di vista che finiamo, a volte, per assumere ipso facto che la rappresentazione del mondo che ne deriva sia l’unica legittima.

Ma ecco che una foto come “Ondria Tanner and Her Grandmother Window-shopping” (1956), di Gordon Parks ci aiuta a ricordare come tutto può essere rovesciato, provando a guardare le cose con gli occhi di qualcun altro.

E’ banale dirlo, ma forse vale la pena ricordarlo di tanto in tanto, per chi crede come per chi non crede. Perché, in fondo, prima o poi nella vita, siamo tutti gli “Ondria Tanner” di qualcun altro.

Deve averlo pensato, guardando fuori dall’oblò della Stazione Spaziale Internazionale, anche l’astronauta italiano Luca Parmitano che fra una manciata d’ore, uscirà dal portellone della stazione orbitante per una “passeggiata spaziale“. Qualche giorno fa, raccontando la prima esperienza lassù, a 400 km dalla Terra, così raccontava le sue sensazioni:

Paradossalmente una delle cose di cui solo ti rendi conto a questa distanza è che noi siamo abituati a pensare alla terra in termini di località, di luoghi diversi come per esempio i 5 continenti, città e vari paesi confinanti ma da quando sono quassù, mi sono reso conto che questa divisione ce la siamo inventata noi.

Non esistono confini nel mondo! il mondo è uno! A questa distanza non si riesce a rendersi conto dell’altezza delle montagne, della profondità di una valle o dell’insormontabilità di un fiume per cui il mondo diventa uno: senza frontiere.

L’uomo nero

L’hanno preso che era tunisino, arrestato che era marocchino.  Ma poi che cambia? Sempre nero è.

Nero, l’Uomo Nero che porta via i bambini. E si porta via la ragazzina bianca, quella che nessuno trova. Ti abbiamo sentito al telefono, maledetto, parlavi nella tua lingua, ma l’hai detto:

perdonami Dio non l’ho uccisa io… Ascoltami Dio, Ascoltami…

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Diritto e rovescio

Il pugno di Traian Marceanu ha colpito la povera Alessia e le ha spezzato la vita.

Con la forza bruta di un rumeno che – come ha detto stamattina il giudice per le indagini preliminari – “ha dimostrato abituale ed irrefrenabile ricorso alla violenza fisica, intesa come ordinaria reazione ad eventuali contrasti con terzi”.

Lei, l’infermiera, è crollata sul pavimento della stazione, ignorata dai vu’ cumpra’ e da quello sciame di clandestini che bivaccano nei pressi. Poi è arrivata la polizia, e l’aggressore ha capito che si metteva male: ha cominciato a blaterare qualcosa in un italiano stentato, ha detto di non averlo fatto apposta, ha pianto lacrime di coccodrillo capaci di commuovere solo i buonisti dei salotti.

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Le parole sono importanti

Oggi, ho trovato perfetta  l’analisi di Giovanna Cosenza delle dichiarazioni imbarazzanti di Bersani sui fatti di Rosarno. Dichiarazioni improvvisate, a caldo si potrebbe dire, ma è l’esatto contrario, erano a freddo. A freddo di cuore e a freddo di idee.

L’immagine esatta del PD di questi tempi meschini, un brutto senza anima.

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R come Respingimento

Il termine Respingimento deriva dallo spagnolo “sfanculamjento” (dislocamento altrove) e indica l’atto democratico che permette di rinviare al paese mittente individui stranieri indesiderati, mediante l’utilizzo di tecnologie dissuasive non invasive, quali muri, fucili e mitra…

Un’altro “lemma”, come direbbe il professor Tullio De Mauro, del piccolo vocabolario democratico de iMille. Prosegue qui.