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Ogni passo che fai non è vano

Non è detto che fossimo santi,
L’eroismo non è sovrumano,
Corri, abbassati, dài, balza avanti,
Ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano,
Dietro il tronco, il cespuglio, il canneto,
L’avvenire d’un mondo più umano
E più giusto, più libero e lieto.

Italo Calvino, Oltre il ponte

Buon 25 aprile a chi passa da queste parti.

Dolce amaro Salgari

Oh da quando ho giocato ai pirati malesi,  quanto tempo è trascorso.

Cesare Pavese, I mari del Sud

SweetSalgari_6Sono partito da un verso di Cesare Pavese per la mia analisi su lo Spazio Bianco di Sweet Salgari, la biografia disegnata che il cartoonist Paolo Bacilieri ha dedicato a Emilio Salgari, il più grande scrittore d’avventura italiano di tutti tempi, che ha permesso a tante generazioni tra cui la mia, di giocare   “ai pirati malesi”.

Personaggio singolare Salgari: uno che rivendicava il diritto dello scrittore a inventarsi la geografia fascinosa dei mondi narrati, ma che poi si era costruito alla Giannino  un fittizio passato marinaio, per non ammettere che l’India e il West li conosceva solo attraverso gli atlanti.

Salgari è stato anche uno dei primi scrittori a essere inchiodato alla scrivania dalle spietate regole dell’editoria seriale. Il successo clamoroso dei suoi personaggi – che amava visceralmente – lo imprigionava alla replica ossessiva degli stessi cliché eroici, degli stessi modelli narrativi. Sfruttato da pirati tipografici ben più feroci dei suoi Sandokan e Yanez, scriveva come un forsennato, romanzi su romanzi, senza ricavarne altro che il minimo per sopravvivere insieme alla famiglia.

Paolo Bacilieri (qui il blog diario dell’opera) racconta tutte le contraddizioni del personaggio, fino alla tragica conclusione, in un fumetto estremamente affascinante e  ricco a livello espressivo. Di questo  ho provato a ragionare  nell’articolo.

 

Dove siete?

Leggo che se ne è andata Miriam Mafai.

E penso che la Mafai, comunque la si vedesse, era una che ci metteva la faccia. Quella faccia da eterna tartaruga con le lenti spesse così.

Una che si è battuta, dal primo all’ultimo giorno della sua vita, per le cose in cui credeva.

Con le armi in cui credeva: le parole.

Come giornalista. Come scrittrice. Come politico. Come intellettuale.

Intellettuale, sì, intellettuale. Parola in disuso. Terribilmente vintage. Così antiquata da suonare anacronistica. Dici intellettuale e vengono in mente Gramsci e Brecht, fossi matto.

Dovessero pensare che con le tue storie, con le tue poesie, con i tuoi saggi, con i tuoi film, con la tua musica, tu voglia cambiare il mondo. O almeno raccontare che un mondo diverso è ancora possibile sognarlo.

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Noi miseri, noi tapini

Nipote, devo ricordarti che oltre a essere mio parente sei anche mio erede?

Zio Paperone a Paperino (secondo Rodolfo Cimino)

A pochi giorni dalla scomparsa di Moebius, se n’è andato  un altro grande fabbricante di storie a fumetti, Rodolfo Cimino (qui il ricordo di Luca Boschi).

Beh, sì il suo nome non è roboante come quello di Jean Giraud. Tanto l’uno ha rappresentato l’emblema del fumetto colto, elevato ad “arte”,  l’autore stesso che si fa oggetto di culto, quanto l’altro è stato il simbolo di un artigianato invisibile, quello del fumetto seriale per antonomasia, il mondo Disney. Un’intera carriera al servizio di Topolino e Paperone, senza per molti anni  aver nemmeno il piacere di vedere il proprio nome in calce ai racconti.

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Allora faccia qualcosa

Ho notato che stava leggendo un libro di Thomas Mann, disse Pereira, è uno scrittore che amo molto.

Anche lui non è felice per quello che sta succedendo in Germania, disse la signora Delgado, non direi che sia felice.

Anch’io forse non sono felice per quello che succede in Portogallo, ammise Pereira. La signora Delgado bevve un sorso d’acqua minerale e disse: e allora faccia qualcosa.

Qualcosa come?, rispose Pereira. Beh, disse la signora Delgado, lei è un intellettuale, dica quello che sta succedendo in Europa, esprima il suo libero pensiero, insomma faccia qualcosa.

Sostiene Pereira che avrebbe voluto dire molte cose. Avrebbe voluto rispondere che sopra di lui c’era il suo direttore, il quale era un personaggio del regime, e poi c’era il regime, con la sua polizia e la sua censura, e che in Portogallo tutti erano imbavagliati, insomma che non si poteva esprimere liberamente la propria opinione, e che lui passava la sua giornata in una misera stanzuccia in Rua Rodrigo da Fonseca, in compagnia di un ventilatore asmatico e sorvegliato da una portiera che probabilmente era una confidente della polizia. Ma non disse niente di tutto questo, Pereira, disse solo: farò del mio meglio signora Delgado, ma non è facile fare del mio meglio in un paese come questo per una persona come me,sa, io non sono Thomas Mann, sono solo un oscuro direttore della pagina culturale di un modesto giornale del pomeriggio, faccio qualche ricorrenza di scrittori illustri e traduco racconti dell’Ottocento francese, di più non si può fare.

Capisco, replicò la signora Delgado, ma forse tutto si può fare, basta averne la volontà.

Pereira guardò fuori dal finestrino e sospirò.

Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira