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Salieri non abita qui

Fin da ragazzino, tutti mi dicevano che scrivevo bene. Ed era vero. Sapevo e so scrivere.

Ma quando ho iniziato a frequentare le scuole di scrittura prima, e poi per qualche tempo a scrivere “professionalmente”, ho avuto la conferma che non ero l’unico.

Ho conosciuto tanta gente che scriveva bene come me. Meglio di me.

Alcuni oggi sono dei nomi. Altri lo diventeranno, ne sono convinto. Altri ancora, forse non faranno fortuna – perché purtroppo nella vita, a volte, essere bravi non basta – ma resteranno scrittori e scrittrici migliori di me.

Ecco, forse, il lascito più grande di quell’esperienza, oltre a qualche soldo in diritto d’autore e qualche piccola vanesia soddisfazione, è aver imparato a riconoscere e rispettare il talento degli altri, nella scrittura come in tutti i campi della vita.

Riconoscere il talento degli altri, non vuol dire svilire il proprio, tanto o poco che sia. Significa vivere con serenità i propri limiti, senza farli diventare “mancanze fatali” che avvelenano la vita.

Altrimenti si diventa come certe tristi figure che capita in certe occasioni d’incontrare, talmente incattivite e invidiose, da non riuscire nemmeno a godersi le qualità che hanno, presi come sono dal denigrare quelle degli altri.

Nel frattempo a Smalville…

Tolgo le ragnatele dal blog, dopo diverse settimane…
Purtroppo, al momento, le energie mentali e temporali da dedicare alla scrittura sono davvero poche.
A chi mancano le elucubrazioni del sottoscritto (eh? siete internati ad Arkham?), c’è comunque la versione “bonsai” di twitter e della pagina fb.

In attesa di tempi migliori.

Ma una parte di cose fatte in questi settimane di assenza, in ambito fumettistico, ve l’anticipo con l’immagine di seguito.
Se vi siete incuriositi, ne riparliamo lunedì.

Wind_is_swarm_in_Smalvillle_Riza_Turker

I migliori spiegoni della nostra vita

Wilson _Daniel ClowesAvete presente i “crime drama” come usano dire quelli fichi come me che hanno fatto due anni la scuola di sceneggiatori a Cuneo? I telefilm polizieschi per dirla più semplice, senza tanti ghirigori.

Da Starsky & Hutch fino a  Bones, se ne contano a centinaia con una continua evoluzione nel tempo in termini di stile, atmosfere, linguaggi, ritmi. Ma ci sono alcune costanti ed una la notavo divertito l’altra sera, guardando una serie recentissima.

…CSI nelle varie salse territoriali,  NCIS, perfino quegli assurdi polizieschi d’azione tedeschi che ora proliferano. Ovunque, alla fine, troverete lo spiegone. Dicesi spiegone, personaggio addetto nelle storie a fornire allo spettatore/lettore/ascoltatore una vagonata di informazioni che sarebbe complicato e lungo visualizzare nella storia.

Non è una trovata recente. Se prendete le commedie di Shakespeare, a volte in paertura di scena incontrate l’araldo di turno che ti dice “come, quando, chi e perché”. La peculiarità del giallo seriale è che lo spiegone è “istituzionalizzato”: è lì per quello. Può trattarsi dell’assistente dell’avvocato che spulcia le carte. Oppure sarà il topo d’archivio alla stazione di polizia che passa le informazioni al detective impegnato nel’indagine.

Con la “specializzazione” in sottogeneri della crime story, ovviamente si sono specializzati anche gli spiegoni. C’è, ad esempio, il coroner che effettua le autopsie e che ti racconta per filo e per segno che per fare un cadavere ci vuole un trapasso, che per fare un trapasso ci vuole un proiettile sparato da una canna di pistola…

Ma anche con le musiche fighe degli Who e la camera digitale che ricostruisce il percorso della pallottola nella testa della vittima, trattasi di “spiega”- come dicono a Milano – e manco delle più raffinate. Perché se un tempo gli scrittori, per variare il giochetto,  cercavano soluzioni, non dico originali ma almeno varie, oggi si giustifica qualsiasi scemenza con la tecnologia.

Ne è l’emblema, in una serie di successo quale  “Criminal Minds”, la nerd truccata come la Madonna Ciccone degli anni Ottanta, che può scovare e scremare in 30 secondi di ricerca telematica le informazioni più incredibili.

Gli “spiegoni” del terzo millennio sembrano insomma i depositari di una “scienza esoterica speciale”, laddove laptop e social ammenicoli hanno rimpiazzato gli alambicchi degli alchimisti medievali. Ma, per quanto mascherate e aggiornate, le “scorciatoie” di scrittura restano le stesse da centinaia d’anni. Alla fine una “spiega” ci vuole. Alla fine una “spiega” ci seppellirà.

Dentro di te

Potresti raccontarmi una storia che parla di te.

Le sai già tutte le storie che parlano di me. C’eri anche tu.

Ma dentro di te hai delle storie che io non conosco.

Cioé, come i sogni?

Per esempio. O anche le cose  a cui pensi.

Cormac McCarthy, La strada

Ecco, se un giorno trovassi il coraggio per scrivere un romanzo (si vabbeh), mi piacerebbe che fosse autentico e profondo come la fiaba di McCarthy, così spietata e – per paradosso – così ottimista.

Forse solo un’altra storia padre/figlio mi aveva così tanto toccato in passato, un manga straordinario di Kazuo Koike, Lone Wolf and Cub.

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